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Rosarioha creato una guida

Rosario

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Visite turistiche
Perché La Valle dei Templi è un'area archeologica della Sicilia caratterizzata dall'eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi dorici del periodo ellenico. Corrisponde all'antica Akragas, monumentale nucleo originario della città di Agrigento. Oggi è parco archeologico regionale. Dal 1997 l'intera zona è stata inserita nella lista dei patrimoni dell'umanità redatta dall'UNESCO. È considerata un'ambita meta turistica, oltre ad essere il simbolo della città e uno dei principali di tutta l'isola. Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con i suoi 1300 ettari, è il sito archeologico più grande del mondo
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Valley of the Temples
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Perché La Valle dei Templi è un'area archeologica della Sicilia caratterizzata dall'eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi dorici del periodo ellenico. Corrisponde all'antica Akragas, monumentale nucleo originario della città di Agrigento. Oggi è parco archeologico regionale. Dal 1997 l'intera zona è stata inserita nella lista dei patrimoni dell'umanità redatta dall'UNESCO. È considerata un'ambita meta turistica, oltre ad essere il simbolo della città e uno dei principali di tutta l'isola. Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con i suoi 1300 ettari, è il sito archeologico più grande del mondo
Il Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo” di Agrigento in Contrada San Nicola è sicuramente uno dei musei archeologici più importanti e più visitati della Sicilia. L’edificio è stato progettato da Franco Minissi e realizzato negli anni ’60 sul poggetto di San Nicola dove sorgeva l’agorà superiore della città antica e, in epoca più recente, la villa del Ciantro Panitteri. Mirabile la fusione tra fabbriche antiche (Chiostro di San Nicola) e strutture moderne. Il museo archeologico espone ben 5688 reperti che, ordinati secondo un criterio cronologico e topografico, illustrano la storia del territorio agrigentino dalla preistoria fino alla fine dell’età greco-romana. I materiali provengono dai fondi del Museo Civico, relativi agli scavi archeologici condotti nei primi decenni del secolo scorso, da collezioni private o sono stati ceduti dai musei archeologici di Palermo e di Siracusa. La parte più consistente delle collezioni è però rappresentata dai reperti rinvenuti dalla Soprintendenza di Agrigento nelle campagne di scavo condotte dagli anni quaranta fino ai nostri giorni. L’esposizione si articola in 18 sale e in due sezioni distinte, ma complementari. In ogni sala pannelli esplicativi bilingue (italiano e inglese) orientano i visitatori e danno informazioni sui materiali esposti nelle vetrine. Sezione I – Agrigento antica ed il suo territorio extraurbano sala 1 – Topografia della città e fonti antiche sala 2  – La fase preistorica ed indigena, i rapporti col mondo greco- miceneo e il momento della colonizzazione. Da non perdere il Dinos con triskeles (sec VII a.C) sala 3 – Collezioni vascolari. Ceramica attica e italiota dalle necropoli greche di Agrigento. Da non perdere il cratere a fondo bianco con Perseo e Andromeda (circa 430 a.C:) sala 4 – Sculture architettoniche. Gocciolatoi con protome leonina, fittili (più arcaici, IV sec. a. C.) e in pietra (dal V sec. d. C. in poi). sala 5 – Materiale archeologico, in gran parte di natura votiva, proveniente dai santuari delle aree sacre agrigentine: matrici, statuette fittili di forma animale ed umana; raffigurazioni femminili legate al culto di Demetra e Kore in Sicilia, maschere fittili, matrici per statuette, vasi plastici, teste di varie divinità, arule fittili. sala 6 – Statua originale di Telamone proveniente dal tempio di Zeus olimpico. Pannelli e plastici documentano le varie ipotesi ricostruttive e le diverse teorie sulla posizione di queste gigantesche statue. sala 7 – Materiale archeologico proveniente dagli scavi archeologici condotti nel vicino abitato ellenistico- romano. Saggio stratigrafico e fotografia aerea che illustra l’impianto urbanistico della città la città dall’età greca arcaica all’età imperiale romana sala 8 – Epigrafi sala 9 – Le monete di Agrigento: collezione numismatica di straordinario interesse sala 10 – Ospita l’Efebo di Agrigento, piccolo capolavoro dello stile severo nella variante locale, dalle superfici morbide e lisce sala 11 – Le necropoli greche e romane di Agrigent. Da non perdere il sarcofago romano in marmo del II sec d.C. con scene che illustrano la vita di un bambino morto precocemente. Sezione II sala 12 – I siti del territorio archeologico delle provincie di Agrigento e Caltanissetta, dalla preistoria alla fase di ellenizzazione
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Museo archeologico regionale Pietro Griffo
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Il Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo” di Agrigento in Contrada San Nicola è sicuramente uno dei musei archeologici più importanti e più visitati della Sicilia. L’edificio è stato progettato da Franco Minissi e realizzato negli anni ’60 sul poggetto di San Nicola dove sorgeva l’agorà superiore della città antica e, in epoca più recente, la villa del Ciantro Panitteri. Mirabile la fusione tra fabbriche antiche (Chiostro di San Nicola) e strutture moderne. Il museo archeologico espone ben 5688 reperti che, ordinati secondo un criterio cronologico e topografico, illustrano la storia del territorio agrigentino dalla preistoria fino alla fine dell’età greco-romana. I materiali provengono dai fondi del Museo Civico, relativi agli scavi archeologici condotti nei primi decenni del secolo scorso, da collezioni private o sono stati ceduti dai musei archeologici di Palermo e di Siracusa. La parte più consistente delle collezioni è però rappresentata dai reperti rinvenuti dalla Soprintendenza di Agrigento nelle campagne di scavo condotte dagli anni quaranta fino ai nostri giorni. L’esposizione si articola in 18 sale e in due sezioni distinte, ma complementari. In ogni sala pannelli esplicativi bilingue (italiano e inglese) orientano i visitatori e danno informazioni sui materiali esposti nelle vetrine. Sezione I – Agrigento antica ed il suo territorio extraurbano sala 1 – Topografia della città e fonti antiche sala 2  – La fase preistorica ed indigena, i rapporti col mondo greco- miceneo e il momento della colonizzazione. Da non perdere il Dinos con triskeles (sec VII a.C) sala 3 – Collezioni vascolari. Ceramica attica e italiota dalle necropoli greche di Agrigento. Da non perdere il cratere a fondo bianco con Perseo e Andromeda (circa 430 a.C:) sala 4 – Sculture architettoniche. Gocciolatoi con protome leonina, fittili (più arcaici, IV sec. a. C.) e in pietra (dal V sec. d. C. in poi). sala 5 – Materiale archeologico, in gran parte di natura votiva, proveniente dai santuari delle aree sacre agrigentine: matrici, statuette fittili di forma animale ed umana; raffigurazioni femminili legate al culto di Demetra e Kore in Sicilia, maschere fittili, matrici per statuette, vasi plastici, teste di varie divinità, arule fittili. sala 6 – Statua originale di Telamone proveniente dal tempio di Zeus olimpico. Pannelli e plastici documentano le varie ipotesi ricostruttive e le diverse teorie sulla posizione di queste gigantesche statue. sala 7 – Materiale archeologico proveniente dagli scavi archeologici condotti nel vicino abitato ellenistico- romano. Saggio stratigrafico e fotografia aerea che illustra l’impianto urbanistico della città la città dall’età greca arcaica all’età imperiale romana sala 8 – Epigrafi sala 9 – Le monete di Agrigento: collezione numismatica di straordinario interesse sala 10 – Ospita l’Efebo di Agrigento, piccolo capolavoro dello stile severo nella variante locale, dalle superfici morbide e lisce sala 11 – Le necropoli greche e romane di Agrigent. Da non perdere il sarcofago romano in marmo del II sec d.C. con scene che illustrano la vita di un bambino morto precocemente. Sezione II sala 12 – I siti del territorio archeologico delle provincie di Agrigento e Caltanissetta, dalla preistoria alla fase di ellenizzazione
La storia della Cattedrale è legata a quella dei Normanni, che, dopo aver conquistato la Sicilia, si occuparono della riorganizzazione religiosa. Ristabilirono le diocesi, finanziando la costruzione delle chiese e chiamando a reggerle uomini validi e preparati. L’edificio fu eretto per volontà del vescovo normanno Gerlando, poi santo. I lavori di costruzione iniziarono intorno al 1093 e finirono nel 1099. Il 4 aprile di quell’anno San Gerlando la consacrò e la dedicò alla Madonna Assunta e a San Giacomo Apostolo. Solo duecento anni dopo, durante il vescovado di Bertoldo De Labro, la chiesa realizzata fu intitolata a San Gerlando, diventato patrono della città. La Cattedrale si contraddistingue per la varietà dei suoi stili, dovuta all’edificazione di nuove costruzioni che andarono via via ad aggiungersi alla struttura originaria, e agli ampliamenti e rimaneggiamenti che furono realizzati nei secoli XIII-XIV e XVI-XVII. Anche gli interni furono rimaneggiati nel tempo. Nella navata sinistra si trovano i sepolcri di Vescovi dal XV al XVIII secolo.  Il soffitto è diviso in tre campate: la campata occidentale è a capriate di legno dipinte; le pitture riproducono santi. La campata centrale è di stile spagnolo e a cassettoni dorati; in quella orientale, al centro, si nota un’aquila bicipite, stemma degli Asburgo. Della Cattedrale è interessante l’acustica: dietro l’altare maggiore, nell’abside, si possono sentire le parole pronunciate a bassa voce, sulla porta principale, alla distanza di 82 metri. Si narra che il fenomeno fu scoperto da un imbianchino, che mentre lavorava dietro l’altare maggiore sentiva la moglie che confessava i propri peccati al confessore in fondo la chiesa.
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Agrigento Cathedral
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La storia della Cattedrale è legata a quella dei Normanni, che, dopo aver conquistato la Sicilia, si occuparono della riorganizzazione religiosa. Ristabilirono le diocesi, finanziando la costruzione delle chiese e chiamando a reggerle uomini validi e preparati. L’edificio fu eretto per volontà del vescovo normanno Gerlando, poi santo. I lavori di costruzione iniziarono intorno al 1093 e finirono nel 1099. Il 4 aprile di quell’anno San Gerlando la consacrò e la dedicò alla Madonna Assunta e a San Giacomo Apostolo. Solo duecento anni dopo, durante il vescovado di Bertoldo De Labro, la chiesa realizzata fu intitolata a San Gerlando, diventato patrono della città. La Cattedrale si contraddistingue per la varietà dei suoi stili, dovuta all’edificazione di nuove costruzioni che andarono via via ad aggiungersi alla struttura originaria, e agli ampliamenti e rimaneggiamenti che furono realizzati nei secoli XIII-XIV e XVI-XVII. Anche gli interni furono rimaneggiati nel tempo. Nella navata sinistra si trovano i sepolcri di Vescovi dal XV al XVIII secolo.  Il soffitto è diviso in tre campate: la campata occidentale è a capriate di legno dipinte; le pitture riproducono santi. La campata centrale è di stile spagnolo e a cassettoni dorati; in quella orientale, al centro, si nota un’aquila bicipite, stemma degli Asburgo. Della Cattedrale è interessante l’acustica: dietro l’altare maggiore, nell’abside, si possono sentire le parole pronunciate a bassa voce, sulla porta principale, alla distanza di 82 metri. Si narra che il fenomeno fu scoperto da un imbianchino, che mentre lavorava dietro l’altare maggiore sentiva la moglie che confessava i propri peccati al confessore in fondo la chiesa.